luce nascosta
Luce nascosta
recyclebeerart

La serie presentata da Alessandro Rumi si muove lungo il sottile confine che separa l'oggetto di consumo dalla creazione di miti, favole o narrazioni strutturate. L'artista non si limita a esporre una collezione di craft beers; egli compie un'operazione di innesto materico, dove la lattina — simbolo per eccellenza della serialità industriale e del consumo effimero — diventa il fulcro gravitazionale di un ecosistema visivo più ampio.
La Tecnica: Sottrazione e Rivelazione
Il processo creativo di Rumi è un esercizio di archeologia industriale inversa. L'utilizzo di pannelli di alluminio come supporto non è casuale: esso richiama la genetica stessa dell'oggetto centrale, creando un'unità materica tra sfondo e figura. La stesura del colore, seguita da una meticolosa tecnica di scalfittura (grattage), permette alla luce intrinseca del metallo di riemergere.
Questo gesto di "grattare" via la vernice non è solo decorativo, ma concettuale: Rumi scava nella superficie del reale per portarne alla luce il riflesso argenteo, trasformando il graffio in segno grafico ed elegante.
Dall'Obiettivo allo Stilo: L'Eredità Fotografica
È fondamentale leggere questa evoluzione di Rumi alla luce del suo lungo percorso come fotografo. La transizione dalla camera oscura al grattage su metallo non è una rottura, ma una sofisticata trasposizione di competenze. Rumi non "scatta" più l'immagine, la scolpisce, ma lo fa mantenendo l'ossessione del fotografo per la gestione della luce.
Laddove prima usava l'ottica e il tempo di esposizione per catturare i riflessi, ora usa lo stilo per esporre fisicamente il metallo lucido, creando "punti luce" che reagiscono dinamicamente all'ambiente. Il pannello diventa una lastra fotografica tridimensionale, dove le zone grattate non sono semplici linee, ma superfici catadiottriche che catturano e rifrangono l'ambiente circostante, proprio come farebbe un obiettivo ben calibrato. Questa sensibilità fotografica infonde alle opere una profondità e una reattività luminosa uniche.

Il Percorso Espositivo: Dal Pop all'Industrial
Le opere in mostra si articolano attraverso diverse declinazioni del sentire contemporaneo:
- L’Iconografia Pop e Mediale: In lavori come "recyclebeer#01"o "recyclebeer#12", Rumi dialoga con la cultura visuale collettiva (la serialità di Netflix, il ronzio delle vecchie TV a tubo catodico). Qui l'alluminio grattato enfatizza la staticità vibrante dell'immagine digitale e analogica.
- L’Onirico e lo Spaziale: Opere come "recyclebeer#06" o "recyclebeer#09" proiettano l'oggetto quotidiano in una dimensione cosmica. La lattina diventa un razzo, un pianeta o un feticcio alieno, sospesa in un vuoto blu o marziano dove le stelle sono punti di luce pura estratti direttamente dal metallo sottostante.
- Il Simbolismo Psicotropo: Con Hippy Lager e il motivo del cervello cablato, l'artista esplora la connessione tra la sostanza (la birra) e l'espansione della coscienza. Il contrasto tra i colori acidi e la precisione chirurgica dei disegni grattati riflette la dualità tra ebbrezza e lucidità tecnica.
Conclusione
Il lavoro di Alessandro Rumi ridefinisce il concetto di "packaging". La lattina, privata della sua funzione d'uso, viene elevata a totem. L'opera d'arte non è più solo sulla superficie, ma nasce dal contrasto tra la vernice coprente e la nuda materia dell'alluminio.
Questa serie invita lo spettatore a riflettere sulla persistenza del design nel nostro quotidiano e su come, attraverso lo sguardo dell'artista — uno sguardo che rimane profondamente fotografico nella sua essenza —, anche un oggetto destinato al riciclo possa diventare un archivio di sogni, citazioni e graffi d'ingegno.